STORIE DI FOTOGRAFIA – RAG. IGINO PILONE

Kerem · settembre 16, 2016 · Storie di fotografia · 0 commenti

RAG. IGINO PILONEIl “ragioniere” IGINO PILONE come piaceva farsi chiamare era un fotografo di terza generazione. Prima il nonno, poi il padre, infine lui. L’apertura dello studio fotografico risale al 1902 superando gli oltre 100 anni di attività. Tutti a Larino lo chiamavano “ragioniere” fotografo, da bambino ricordo,  in occasione di un matrimonio,  la sua figura distinta, professionale, elegante, attenta a svolgere il suo lavoro. Sarà stato un caso ma dopo aver frequentato l’istituto di ragioneria  a Campobasso Leopoldo Pilla, iniziai la professione di fotografo.  Questa curiosa coincidenza fece da pretesto per incontrare “il ragioniere”. Nacque subito un grandissimo legame professionale e una bella amicizia, aiutato in questo da un amico comune Pietro. Durante i vari incontri e viaggi mi raccontava la sua storia con molto orgoglio e fierezza, aveva studiato al Mario Pagano di Campobasso conseguendo il diploma di “ragioniere”, questo caratterizza  la sua vita disciplinando la professione di fotografo, con precisione, un giorno mi disse: “posso dirti le pellicole usate per quell’evento, i costi sostenuti ecc. in quanto da sempre, non chiudo se prima non ho registrato e contabilizzato tutto”.

La sua casa con annesso lo studio fotografico sito in vico Freddo, è un ricordo ancora vivo in me, qui custodiva in maniera impeccabile tutti i vari attrezzi che usava, e aveva una catalogazione maniacale di lastre e negativi. Il “ragioniere”  Igino era un gran maestro del Bianco e nero , buona parte della sua vita professionale l’aveva trascorsa a sviluppare e stampare le sue foto in B/N, utilizzando i suoi “oggetti” classici: ingranditore, sviluppatrice, taniche di acidi, carta fotosensibile, misurini ecc. Tra queste c’era “il siluro”, nome derivante dalla sua grandezza  forma.  Serviva a sviluppare i negativi  formato 120 senza essere bobinati. Era una sviluppatrice a calata dove venivano immersi più negativi 120, riducendo di molto il tempo di lavoro.

La sala pose dello studio era posta all’ultimo piano della casa, sotto il tetto per un motivo ben  preciso, quando doveva fare ritratti e fototessere, sfruttava una parte del tetto che era in vetro. Aperta o chiusa con un telo scuro “la finestra”, aveva la funzione di far passare la luce, -diaframma naturale-. Veniva a crearsi così un sistema di illuminazione a luce continua. Le sue macchine fotografiche preferite erano le Rolleiflex biottiche con affianco un lampeggiatore Metz , pellicola 120; e nell’  ultimo periodo utilizzò anche una reflex  Canon formato 135, pur non apprezzandone la nitidezza, essendo un formato di pellicola più piccolo.

E’ stato un onore per me averlo ospite insieme alla sua gentilissima consorte, il giorno del mio matrimonio,  in un contesto non lavorativo ma di festa, poiché fu squisitamente simpatico.

La sua figura si staglia nella comunità di Larino, città a cui era molto legato. Proprio qui durante la festa patronale di San Pardo, la grande festa di primavera che seguiva con devozione da sempre accompagnato dalla sua macchina fotografica, venne a mancare. La foto pubblicata è il ricordo più bello di  un viaggio fatto a Roma il 20 marzo 2006, in occasione della manifestazione fotografica ROMAFOTOSHOW dove, insieme ad altri amici fotografi visitammo i vari stand. In particolare la KODAK che lanciava il nuovo sistema di archiviazione PHOTOCD. Finiva l’era analogica era iniziata l’era digitale. La gioia e l’entusiasmo manifestato dal ragioniere in quella giornata restano e resteranno impresse per sempre nel mio cuore.

Grazie Maestro Igino per i tuoi insegnamenti professionali e morali.

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